Per quasi vent'anni la terapia ormonale sostitutiva (TOS) è stata guardata con sospetto, in seguito alla pubblicazione nel 2002 dello studio WHI che la associava a un aumento del rischio di tumore al seno e malattie cardiovascolari. Molte donne l'hanno abbandonata, e molti medici hanno smesso di prescriverla.
Oggi sappiamo che quella lettura era parziale e, in molti casi, fuorviante.
Cosa dicono i dati aggiornati
Una rianalisi approfondita dello studio WHI e numerose ricerche successive hanno chiarito che il rischio dipende in modo determinante da tre fattori: l'età della donna al momento dell'inizio della terapia, il tipo di ormoni utilizzati e la via di somministrazione.
Le linee guida internazionali (EMAS, IMS, NAMS) concordano oggi su un punto fondamentale: nelle donne sane al di sotto dei 60 anni, o entro i 10 anni dalla menopausa, i benefici della TOS superano ampiamente i rischi.
A cosa serve concretamente
- Riduce significativamente le vampate di calore e i disturbi del sonno
- Protegge la densità ossea, riducendo il rischio di fratture
- Migliora la secchezza vaginale e la salute sessuale
- Ha effetti protettivi documentati sul rischio cardiovascolare se iniziata precocemente
Chi può farla e chi no
Non tutte le donne sono candidate alla TOS. Alcune controindicazioni assolute esistono — tumore al seno ormono-dipendente in anamnesi, tromboembolia attiva, epatopatia grave. Per tutte le altre, la decisione va presa in modo individuale, valutando i sintomi, la storia clinica e le preferenze della paziente.
La cosa più importante: non decidere da soli. Una valutazione ginecologica personalizzata è il punto di partenza necessario.